domenica 12 aprile 2020

Gabrielli: «Siamo tutti figli di Henze»




«Siamo tutti figli di Henze» mi ha detto Angelo Gabrielli di Stage Door, mentre lo intervistavo per il Wanderersite (leggi qui). Argomento, il Don Pasquale “ridotto” che Gabrielli avrebbe già mandato in scena tra Modena, Carpi e Bologna con i “suoi” bambini se non ci fosse stata questa tragedia del virus. Una frase molto vera e densa di significati. Tanto per cominciare, autobiografici: Gabrielli, oltre che agente, è anche musicista, con trascorsi proprio nella Montepulciano dove Henze fu anima del Cantiere e allestì la sua celebre opera per bambini Pollicino, con libretto di Giuseppe di Leva.




Non solo. Irresistibilmente, Gabrielli (nella foto qui sopra, mentre dirige una baby-Cenerentola per il suo festival AppenninoIncanto) non poteva non richiamare una splendida pagina, proprio sul Pollicino, di quello straordinario libro di Hans Werner Henze che è Canti di viaggio, pubblicato da il Saggiatore e arricchito dalle cure di Lidia Bramani:


«Il grande salto in avanti nella vita artistica della gioventù poliziana si verificò con la preparazione, durata mesi, e la prima del Pollicino, che si tenne il 2 agosto del 1980. Nell’autunno dell’anno precedente i bambini del Concentus mi avevano chiesto con insistenza che scrivessi un’opera per loro. Avevo risposto di sì, è ovvio: rappresentava la possibilità di intensificare il corso di studi dei ragazzi e indirizzarlo verso uno scopo concreto, la prova del fuoco di uno spettacolo teatrale aperto al pubblico. Così dovetti scrivere una musica semplice, educativa e didattica, per bambini che avevano appena iniziato a leggere le note e che al momento riuscivano a produrre solo qualche suono, secondo il metodo Orff, con i loro flauti dolci e altri strumenti. Sorprendentemente, si rivelò un grandissimo divertimento scrivere musica per una situazione così limitata. Non era semplice comporre una musica che doveva essere sempre di facile realizzazione. Composi anche una parte per pianoforte e un assolo per violino, destinati ad allievi progrediti o a qualcuno degli insegnanti: in quei casi si affaccia la vera personalità del compositore, prima che l’aria riecheggi di nuovo del suono fragile e lamentoso dei flauti e dei rumori prodotti dagli strumenti di Orff. Dopo l’esito positivo della rappresentazione del Pollicino vidi davvero concluso il mio compito: ora c’era musica nella cittadina, c’erano musicisti…bambini che volevano e sapevano cantare! Parteciparono allo spettacolo in più di settanta, quasi tutti sono rimasti in qualche modo legati alla musica o al teatro, come minimo hanno continuato a occuparsi di attività artistiche […]».

E ancora Henze, più avanti: 

«Quanta musicalità vive nell’animo fanciullesco degli insegnanti e nei cuori estremamente maturi dei bambini! In questi ultimi si trova più saggezza e anarchia».

Ecco, tutto per questo per dire e ridire, per l’ennesima volta, che tu non puoi chiamarla solo “opera per bambini”.


Tanto vi dovevo. Buona Pasqua.



sabato 29 febbraio 2020

Aspettando OperaCrime e Appennino InCanto



«Alla ventiquattresima edizione, conta ben 138 alzate di sipario. E con questi numeri, con questo potere di impatto e qualità, non si può più chiamare solo opera per i bambini».

Così Carla Moreni, critico musicale acuminato, sul penultimo “domenicale” de Il Sole 24 Ore, coglieva quello che, anche secondo me, è il punto. Recensiva, la Moreni, il Rigoletto in versione ridotta, per bambini, di Opera Education, «la più autentica scuola di teatro in Italia». E ne approfittava per fare un paragone, in quanto a matura consapevolezza, tra il pubblico della baby platea e quello della Scala, che in quegli stessi giorni mandava in scena il Trovatore. Provate un po’ a indovinare chi ha “vinto”, nella considerazione della Moreni, tra «gli spettatori mignon», che, «manco fossero temprati loggionisti, sanno esattamente a chi riservare battimani e “bravoooo” in crescendo», e i loro colleghi adulti del Piermarini, che hanno già «cappotto e cappello indosso mentre sfilano per i ringraziamenti il Conte di Luna, Leonora e Manrico»...



Ripesco volentieri queste poche righe. Mi sono tornate alla mente in questi giorni snervanti, in cui alta è la speranza di tornare presto ai teatri riaperti. Quando ciò accadrà, il vostro Titolare vi darà conto di un paio di cosette, non appena saranno definiti in modo certo calendari e programmazioni.



La prima: venerdì 21 febbraio ho assistito, al Teatro Sociale di Como, alla “prima” di OperaCrime, l’atteso spettacolo ispirato a Rigoletto che Opera Education di Aslico ha affidato alle cure del compositore Enrico Melozzi. Si tratta di un esperimento (secondo me molto divertente e riuscito, lo anticipo) rivolto alla fascia di età 14-30 anni, sicuramente la più difficile da conquistare al teatro d’opera (vedi foto in alto).



La seconda: ho fatto una lunga chiacchierata con Angelo Gabrielli (vedi foto in basso), uno che non ha bisogno, credo, di molte presentazioni. Mi ha parlato della sua favolosa “semina” musicale tra Appennino e pianura modenesi, e in particolare del suo ultimo progetto per i bambini, una riduzione del Don Pasquale di Donizetti che si avvale, come supporto didattico, di un delizioso libro scritto da Cristina Bersanelli e illustrato da Patrizia Barbieri (vedi, qui sopra, la copertina, e qui sotto Gabrielli). Andrà in scena, a Dio piacendo, al Comunale di Modena, a Carpi, e anche al "Duse" di Bologna.



A presto, spero.

P.S.

Sul Wanderersite (leggi qui) ho presentato il prossimo Donizetti Opera. Due produzioni saranno firmate da giovani registi che proprio con l’Opera per i bambini han fatto faville: il cubano Luis Ernesto Do
ñas e il comasco Davide Marranchelli. Il primo si era distinto proprio al festival orobico con la donizettiana Rita, anche in una versione che ha viaggiato per le scuole bergamasche e che ha coinvolto molti studenti grazie all'alternanza scuola/lavoro; del secondo avevo scritto su questo blog a proposito di un Elisir d’amore per ragazzi con Aslico/Opera Domani: «Non si può più chiamare solo opera per i bambini...». 




lunedì 9 dicembre 2019

L'orgoglio di Pereira e Meyer: l'Opera per i bambini



Alexander Pereira e Dominique Meyer hanno un comune orgoglio: l’Opera per bambini. Non lo dico io, lo dicono loro. Pereira, sovrintendente uscente dalla Scala (ed entrante al Maggio fiorentino), è stato intervistato da Pierluigi Panza sul Corriere della Sera di oggi: alla domanda su quale sia stato il suo maggiore orgoglio testualmente risponde che «abbiamo svegliato la città, fatto il progetto di opera per i piccoli che ha portato 380 mila bambini, aumentato il numero di persone venute a teatro…» (vedi, sotto, la foto dell'Elisir per bambini Brescia/Amisano/Scala)




Parole speculari a quelle pronunciate a inizio ottobre da Meyer, che alla Scala invece è sovrintendente entrante. A Fiorella Minervino, che lo intervistava per La Stampa, disse che di una cosa andava fiero, ripensando a mo’ di consuntivo al suo periodo viennese ormai agli sgoccioli: «Essermi occupato parecchio dei bambini. Abbiamo un piccolo teatro con 60 recite annue di un’ora circa e libretti adatti. Non si può parlare sempre di futuro e non coinvolgerli, ai compositori chiediamo ruoli di bimbi nell’opera».






Pereira, intanto, in riva all’Arno porta l’esperienza scaligera delle Grandi Opere per i piccoli. Sono state annunciate, nei giorni scorsi, sei recite dello stesso Elisir d’amore donizettiano con la regia di Grisha Asagaroff che ha incantato il pubblico dei più piccoli alla Scala la scorsa stagione: solo che le scene deliziose di Luigi Perego (vedi sotto la foto di Brescia/Amisano/Teatro alla Scala) saranno modificate: il tram non arriverà più, comprensibilmente, di fronte alla Scala ma di fronte alla Basilica di Santa Maria del Fiore. Questo Elisir andrà ad aggiungersi alla già abbondante produzione per bambini in loco curata da Venti Lucenti.

Sarà interessante capire cosa farà Meyer alla Scala. Troverà un terreno arato, questo è sicuro (Pereira a parte, il Piermarini cominciò a fare opere per bambini negli anni Ottanta, con cartelloni bellissimi sponsorizzati dall’Eni, e del resto funziona da decenni a mille all'ora il Servizio di Promozione Culturale), ma costruito sulla base di “riduzioni” di opere del repertorio tradizionale. Meyer alla Staatsoper di Vienna faceva altro. Tra la sala principale, la Grosses Haus, e l’Agrana Studiobühne (il «piccolo teatro» di cui ha parlato alla Stampa), il sovrintendente scaligero prossimo venturo ha allestito stagioni dal sapore contemporaneo: il cartellone di quest’anno, per fare un esempio, comprende due riprese come Cinderella della baby-fenomena Alma Deutscher (la strepitosa compositrice e violinista 14enne) e Pünktchen un Anton di Ivan Eröd, e una prima assoluta: Persinette di Albin Fries, al debutto il 21 dicembre (vedi sopra l'immagine della locandina). E poi c’è anche una “riduzione”, sì, con l’ormai tradizionale, festosa ripresa del Flauto Magico mozartiano con le scene di Yannis Kokkos:



Si creerà, così, il pubblico del futuro (classica domanda delle cento pistole, direbbe Sandro Paternostro)? Pereira è sempre stato convinto di sì. Lo disse anche a me, quando lo intervistai per Metro (leggi qui), e del resto non c’è un teatro, oggi in Italia, che non dissodi il campo fertile dei più piccoli con iniziative “educational” variamente declinate. L’esperienza di Aslico-Opera Domani, la più longeva, attorniata dalla produzione di “concorrenti” come Europa InCanto o Venti Lucenti, aiuta poi a comporre un quadro vasto a livello nazionale. Circa l’efficacia di tutte queste iniziative nel creare il "pubblico di domani" c’è solo da incrociare le dita. Un effetto positivo, ad ogni modo, l'hanno di sicuro, e del resto sono necessarie come il pane: la scuola, dopo la terza media, non fa nulla, e questo è gravissimo.

Gli esperti paiono talvolta divisi. All’ottimismo di un grande didatta come Carlo Delfrati, che del progetto di Opera Domani è stato curatore fin dai primordi, fa da contraltare lo scetticismo di un critico come Giorgio Pestelli, che su La Stampa dell’ottobre 2018, recensendo il Trovatore che aveva inaugurato il Regio di Torino, scrisse: «Si parla di un invito ai giovani, ma come il melodramma più tradizionale possa attirarli resta una sfida di prima categoria (io da giovane detestavo l’opera)».






sabato 23 novembre 2019

Il musical con i bambini di Mitzi Amoroso: che Cenerentola!




Qualche volta, si sa, noi giornalisti scriviamo sulla fiducia. È successo anche a me la settimana scorsa, intervistando, su Metro di lunedì 18 novembre (leggi qui), Mitzi Amoroso (sotto, la foto di Andrea Polo). Conoscevo la sua storia di cantautrice, poi di fondatrice delle “Mele Verdi” e di vincitrice di Zecchini e Ambrogini d’oro, sapevo anche, e soprattutto, della sigla di Barbapapà fatta con Roberto Vecchioni. Non avevo mai toccato con mano, però, il suo ultimo capolavoro, di cui pure mi accingevo a scrivere: il musical che la grande Mitzi allestisce con i bambini al “Teatro” Wagner, una confortevole e accogliente sala parrocchiale da duecento posti nell’omonima piazza milanese. La signora Mitzi mi pregava, quasi mi supplicava, concedendomi l’intervista: «Sì, d’accordo. Lei però venga a vedere lo spettacolo, me lo prometta!».




L’ho fatto. Promessa mantenuta. Ma questa non è una recensione, una di quelle che Mitzi, come d’ora in avanti, amichevolmente, la chiamerò, pur avendole sempre dato del lei, vorrebbe («In tanti scrivono dei miei spettacoli, ma vorrei tanto che qualcuno li recensisse!»): è solo un resoconto stupefatto. E voglio anticipare il succo: si tratta di uno spettacolo straordinario, diresti professionale, pur calato nella semplicità, nella povertà di mezzi di una saletta parrocchiale. Una messa in scena spartana, però, che ingigantisce ancora più le qualità intrinseche del lavoro, ossia una cura della recitazione strepitosa, coinvolgente, esilarante, e una qualità delle canzoni, e della loro interpretazione, da grande show, che dal primo all’ultimo minuto immagineresti ideale per la televisione. Per la grande televisione. O per il grande teatro musicale dotato di sofisticati mezzi. Uno spettacolo esaltante e commovente.



Anzitutto ricapitoliamo i fondamentali. Mitzi prende un gruppo di ragazzini, età 7-10 e rotti anni, a novembre. Per quasi un anno, un giorno alla settimana, li istruisce. Sono bambini “qualsiasi”, non sono fenomeni predestinati: «Non li scelgo né li seleziono, sia chiaro», precisa. A questi bambini, a questo “materiale umano” (perdonate l’espressione) disomogeneo per caratteri, talenti, personalità, timidezze, lei insegna a recitare e a cantare nello spettacolo di cui lei stessa scrive la sceneggiatura, e Paolo Peroni (che poi è suo figlio, di professione avvocato al Foro di Milano: vedi foto sotto, di Andrea Polo) la musica.



In questo caso si trattava di Chi ha paura della paura?, ossia una rivisitazione di Cenerentola in chiave ancora più comica e leggera. Con qualche contaminazione e qualche libertà. Il principe del ballo è un giuggiolone che pensa solo alle macchinine, e per cui la madre, la regina, dispera di poter trovare una sposa che le dia l’agognato nipotino erede al trono. Ci sono un paio di prestiti: il nano Cucciolo, che fa da voce narrante, una sorta di trait d’union delle varie scene, lo specchio di Biancaneve che quasi si giustifica per aver sbagliato fiaba, e poi gattini, la leprotta, un messaggero stanco…La paura del titolo è il sentimento negativo che Cenerentola deve vincere per decidersi ad andare al ballo dove il principe sceglierà la sua metà. Ma è, in generale, un invito ai bambini «a stringere in mano la propria vita, cominciando a vincere la paura del palcoscenico», come dice Mitzi.

La sala, sabato pomeriggio 23 novembre, era colma, il pubblico entusiasta. «Questo è uno spettacolo senza pretese, ma non è una recita scolastica di fine anno», mi dice Mitzi. Ha ragione, come negarlo? Gli adulti piangono commossi, a grappoli. Non è un’emozione scontata, ma indotta dalla recitazione disinvolta dei bambini, dall’intensità emotiva delle canzoni, davvero bellissime, che i piccoli interpreti cantano in playback (dopo averle incise loro stessi, beninteso).



Ora però questo piccolo, straordinario lavoro sta finendo la sua vita sulle assi del palcoscenico (domenica 24 novembre ore 16 ultima recita della produzione), dopo essere andato in scena per tre weekend consecutivi e aver aiutato Mitzi a raccogliere dei bei soldini per I Sempre Vivi, un’associazione di sostegno ai malati psichici. Mitzi ha un velo di tristezza: «I bambini si divertono un mondo, sono di una bravura emozionante, se fosse solo per loro continuerebbero chissà quanto…e vorrei che uno sponsor mi aiutasse a portare questa produzione su palcoscenici più grandi. Ma ho già in mente il prossimo spettacolo su cui lavorare, per cui sono già cominciate le iscrizioni: sarà su Pollicino e Pollicina e un orco per niente malvagio…».

Hanno fatto una ripresa video, però. Qualcosa resterà. Soprattutto restano, registrate, le canzoni bellissime di Peroni, cantate in modo luminoso e sicuro da questi bambini. Non più bambini “qualsiasi”. Ma artisti senza paura.
E scusate se per una volta non ho parlato di Opera.


sabato 20 luglio 2019

Opera per bambini, ancora numeri. E occhio ad Appennino InCanto


Venerdì 19 luglio sono tornato a occuparmi di teatro d'Opera per bambini, stavolta per Metro (leggi qui l'articolo). Dopo la pubblicazione dell'Annuario SIAE dello Spettacolo in Italia nel 2018, che per la prima volta ha censito tre opere per bambini nella top ten degli spettacoli "lirici" più visti in Italia, avevo promesso che sarei tornato sull'argomento: all'appello mancava ancora tantissima roba, infatti, a cominciare dall'esperienza di Aslico-Opera Domani, quella più antica, in Italia (esiste da quasi un quarto di secolo, con numeri da paura), che non è stata considerata dal censimento solo perché, avendo sparpagliato le sue produzioni per una moltitudine di teatri, è uscita dal criterio-griglia adottato dalla SIAE, che è quello dello spettacolo "unico".




Tant'è. Mi dispiace, piuttosto, di non aver potuto dare conto di una serie di altre iniziative, le quali, pur essendo "locali", sono riuscite a trascendere l'ambito circoscritto di origine per assurgere a più alte vette. La prima, in questo senso, è quella messa in moto, ormai da qualche anno, da Angelo Gabrielli, celebre agente (Stage Door), ma anche musicista e appassionato divulgatore (la foto in apertura è di un "suo" Barbiere di Siviglia al Comunale di Modena: vedi anche foto a pie' di pagina).





Voglio qui riportare, di Gabrielli (vedi foto sopra), alcune righe da lui scritte su Facebook a commento del mio articolo:

Noi di Appennino inCanto abbiamo iniziato la nostra attività con le scuole, solo tre anni fa, con Cenerentola per una sola recita a Modena (teatro esaurito),poi Barbiere nel 2018 (tre recite) e quest'anno Elisir (cinque recite, sempre tutte esaurite fra Modena e Carpi). Il nostro scopo principale era quello di avvicinare alla lirica i bambini e le popolazioni dell appennino modenese distanti più di 90 minuti da Modena. Dallo scorso anno anche le scuole di Modena e Carpi hanno chiesto di partecipare.






Nella parte didattica sono state coinvolte Cristina Bersanelli, una celebrità e una garanzia nell'editoria musicale rivolta ai più giovani, e l'Orchestra Senza Spine di Bologna. Il prossimo progetto di Gabrielli è un Don Pasquale, che andrà in scena nel febbraio 2020 a Modena, Carpi e proprio Bologna.

Vi terrò informati.

La Bersanelli è impegnata anche in un progetto al "Coccia" di Novara. Arriverò anche lì, a dio piacendo.

giovedì 11 luglio 2019

L'Opera per bambini entra nell'Annuario Siae 2018




Mercoledì 10 luglio la Siae, a Roma, ha presentato l'Annuario dello spettacolo 2018: una sintesi censuaria degli spettacoli da gennaio 2018 al febbraio 2019.

Per quel che riguarda il teatro, e in particolare il teatro musicale, entro subito in medias res citando testalmente presidente e direttore generale della Siae, ovvero Giulio Rapetti in arte Mogol e Gaetano Blandini:

Bene l’attività teatrale, cresciuta del 2,84% come spesa del pubblico, con gli ingressi in leggera crescita rispetto al 2017 (+0,87%). In particolare ottima la performance della lirica con indicatori tutti positivi (spesa del pubblico +4,73% e ingressi + 3,28%), oltre alla bella notizia della comparsa nella Top Ten 2018 per ingressi, per la prima volta, di tre allestimenti dedicati ad un pubblico decisamente più giovane: “Il gatto con gli stivali” presso il Teatro Petruzzelli di Bari, ”Aida” presso il Teatro San Carlo di Napoli e “Il barbiere di Siviglia per i bambini” al Teatro Alla Scala di Milano.

Questi i dati, con numero delle recite e degli ingressi:


Approfondirò senz'altro (fatto: leggi l'aggiornamento a pie' pagina) i criteri seguiti nel censire gli spettacoli operistici per bambini: all'elenco, solo per fare un esempio, mancano le recite dell'Elisir d'amore donizettiano della serie "Grandi spettacoli per i piccoli" andato in scena al Teatro alla Scala durante il periodo considerato dalla ricerca (leggi qui la recensione che scrissi nel dicembre 2018). Sottolineo poi che lo spettacolo del San Carlo è realizzato da Europa InCanto, sorta di "risposta" centroitaliana (guidata da Nunzia Nigro) all'Aslico, della cui Opera Domani sono però assenti i dati. L'esultanza sui social di Europa InCanto? Eccola:



Il solo fatto che la Siae abbia avuto per la prima volta un occhio di riguardo per il settore delle opere per bambini, è di per sé un riconoscimento per l'importanza che il "genere" sta assumendo in Italia sotto il profilo produttivo.



Voglio ricordare, infine, che nelle settimane scorse era stata la SLC CGIL, nel tentativo di sostenere la "rielezione" di Alexander Pereira alla guida della Scala (come poi siano andate le cose si sa), a sottolineare i meriti del sovrintendente viennese proprio pigiando sul tasto dell'enorme successo delle opere per bambini: quelle messe in scena al Piermarini, su suo progetto, a partire dal 2014. Il comunicato sindacale recitava:

In questi anni il Teatro alla Scala ha attuato un modello produttivo virtuoso che pensiamo debba essere confermato e sviluppato poiché ha determinato un aumento del numero di spettacoli e di alzate di sipario e l'apertura a tutta la cittadinanza (compresi i bambini delle scuole milanesi)...

Per dire, eh.

Alla prossima.

AGGIORNAMENTO ore 15.15 del 12 luglio:
Come promesso ho sentito la SIAE. Ho chiesto: come mai ci sono gli ingressi di Europa InCanto e non, per esempio, di Opera Domani di Aslico? Come mai ci sono solo i dati degli ingressi di quelle tre opere citate, ossia il Barbiere della Scala, Il gatto con gli stivali del Petruzzelli e, appunto, l'Aida di Europa InCanto al San Carlo di Napoli?

Risposta della SIAE: non è stata fatta alcuna "scelta". Semplicemente, si tratta di una raccolta censuaria di dati oggettivi (gli INGRESSI sono dati dallo sbigliettamento ufficiale). Nel periodo considerato, per la prima volta, nella top ten degli spettacoli d'opera italiani sono entrate tre opere "per bambini". E questo è quanto. Anche se pare strano: le opere per bambini dell'Aslico, a occhio e croce, non sembrano affatto smuovere masse di pubblico meno significative di quelle dei tre allestimenti citati. Ma tant'è...Ho l'impressione che se ne riparlerà ancora.

sabato 8 giugno 2019

Kinkaleri a Brescia: una Butterfly dai 6 ai 99 anni (che piace al Maggio)




Stroncata dal fiasco alla Scala il 17 febbraio 1904, la Madama Butterfly di Puccini conobbe il trionfo poco più tardi, il 28 maggio a Brescia. E proprio a Brescia, quasi esattamente 115 anni dopo, ossia ieri, sabato 8 giugno, sono andato a gustarmi una Butterfly. Non al teatro Grande, bensì in quella meraviglia del Teatro Mina Mezzadri di Contrada Santa Chiara, una sala con affreschi settecenteschi sul soffitto. E non una Butterfly “vera”, ma una sua riduzione, una sua libera rielaborazione concepita da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco per la loro compagnia, la Kinkaleri di Prato-Firenze.




L’occasione era offerta dalla Festa dell’Opera che ha invaso la Leonessa dall’alba alla mezzanotte con una miriade di eventi. Lodevole e riuscita iniziativa, capace di impreziosire ancor più una città-gioiello. La produzione non era nuova, ma tant’è: il vostro Titolare è un diesel, e quando arriva, arriva. La Kinkaleri aveva già prodotto I love you Tosca e Nessun dorma, rielaborazioni, rispettivamente, di Tosca e Turandot, peraltro già sbarcate sia a Brescia che a Milano e Torino durante le passate edizioni di MiTo Settembre Musica.



Spettacoli per bambini? Sì, ma insomma bisogna intendersi. Mazzoni, col quale ho piacevolmente conversato a fine spettacolo, mi ha detto che queste produzioni sono adatte «dai sei ai 99 anni», un po’ come il Monopoli, che loro le hanno concepite sì per il pubblico delle scuole (dove continuano a spopolare, letteralmente), quindi con intenti divulgativi ed educativi, ma che il tipo di impegno non è affatto diverso da quello che questa compagnia di teatro-danza profonde in qualsiasi altro spettacolo. E si vede. E si tocca con mano. Assieme alle due succitate rielaborazioni pucciniane, questa Butterfly appartiene, continua Mazzoni, «a una trilogia che noi intendiamo conclusa», nel senso che con la divulgazione “per ragazzini” la Kinkaleri finisce qui, anche per non farsi etichettare e incasellare un po’ troppo rigidamente nei confini del teatro didattico.



Ma che tipo di spettacolo è? Taglio corto e giungo al punto, anche perché questa Butterfly si trova integralmente su Vimeo (clicca qui), liberamente fruibile. Dirò solo che la sala del “Mina Mezzadri”, pur contenuta, era piena, sia al primo che al secondo spettacolo (durata 50 minuti). Pochissimi i bambini in sala, e applausi scroscianti alla fine. Di didascalico o infantile non c’è nulla. In scena sono presenti due soli attori: Mazzoni, che fa Pinkerton, Sharpless e Suzuki, e la brava YanMei Yang, che canta “live” da soprano nel ruolo del titolo, mentre tutto il resto della musica proviene da basi registrate.

La delicata, struggente e tragica vicenda di Cio-Cio-San (ragazza giapponese sedotta e abbandonata da un rozzo yankee, che non le risparmia l’atroce umiliazione di presentarsi al suo cospetto con la “vera” moglie americana e il devastante dolore di sottrarle il loro figlioletto per riportarselo in America), è resa senza sconti. Harakiri finale compreso. Tutto è compatto e fantasioso, con l’aggiunta di una bambina scelta tra il pubblico per una piccola parte improvvisata, ma guidata, di messaggera (deve dire a Cio-Cio-San che Pinkerton è finalmente arrivato, sì, ma non è solo...). Manca invece il coinvolgimento di un bambino nel finale tragico. Sorprendente, illuminante, la soluzione per le scene, “costruite” con nastro adesivo e una proiezione capace di trasformare il pavimento del palcoscenico in fondale.



Tutto talmente funzionale, e al contempo rispettoso, rivelatore, da far sorgere una domanda: ma tutto ciò non potrebbe riversarsi in un allestimento “vero”? La risposta di Mazzoni è stata, anzitutto, che questa produzione è ideale per i teatri grandi, come il Grande di Brescia, appunto, dove peraltro è già stata allestita. Quanto ad adattarsi a essere riversata in un “vero” allestimento, «siamo stati contattati dal Maggio Fiorentino, col quale abbiamo ragionato sulla possibilità di fare una Butterfly per ensemble. Ma non se ne è fatto nulla, per lo meno non ancora…». Parere personale: meriterebbe assai.

(Le foto dell'articolo sono tratte da www.kinkaleri.it, tranne le due foto del Teatro Mina Mezzadri, scattate da Sergio Rizza)